Faticosamente arranco in salita
sullo sconnesso dell’acciottolato
serpeggiante fra il grigio dei muri antichi
che s’aprono a tratti, su orti e giardini,
talvolta in archi arditi,
altre con monolitiche traverse
incise di misteriosi segni
di devozione od oscure malie.
Più in là, dove i muri paiono alzarsi
tutt’uno con una roccia del fondo
e il grigio si fa più cupo per l’umidità
che tutto impregna, a mezza altezza,
qualcosa attira il guardo mio:
è una foglia d’un verde intenso,
troppo grande per lo stelo che la supporta,
quasi fosse cresciuta ad assorbire
il rado raggio che nel vicolo s’insinua,
e di lei presso, in commovente simbiosi
un dischiuso fiorellino e, poco più discosto,
un bocciolo a lui fratello.
Bottoni rosa sulla bigia livrea del borgo,
nati dall’unione di due freddi sassi
svelatisi, sì come segreti amanti,
ai soli occhi di chi sa anch’egli amare.
