È lì, su quell’orrenda corda
Posta a sfregio dell’antico vico,
Fiera nel suo sparato bianco,
Incurante dell’aere che volge al grigio.
Osserva attorno le mute pietre
del ritrovato borgo natio,
Il verde solitario del platano
amico
che spande l’ombra nella calura estiva.
Più dietro lo specchio d’acqua
cheta
Sul quale fluttuano veloci le
barche
A visitare lo scoglio consacrato a
Dio
E caro all’amore di segreti amanti.
Lei, la rondinella, è la prima di
quest’anno,
sola, lì forse ad aspettare le sue
sorelle.
E, come quelle delle stagioni
andate,
Non fugge al rumore dell’infisso che schiude.
Volge il capino, m’osserva
curiosa,
con quel suo modo a scatti e pare
sorridere.
Forse sa che l’aspettavo, che le
voglio bene.
Tenera illusione di chi più nulla ha da sperare.

