Aspettavo la
sera,
era primavera, e ti aspettavo.
era primavera, e ti aspettavo.
Tu venivi al nido, piccola bestiola,
tenera vita, garrula e felice,
ubriaca di sole, gonfi di cielo
i polmoni e le lucide penne.
Aspettavo la sera,
era estate, e ti amavo.
Felice rimiravo i piccoli implumi,
e l'affannoso tuo, tenera madre,
volar per l'aere a procacciar la vita,
vigile e gelosa al passo mio.
Aspettavo la sera,
ormai era autunno, e ti scrutavo.
Sapevo che saresti andata,
sentivo che volevi, dovevi andare via.
Mi ti offristi in un volo tutto mio,
vorticoso, travolgente, irripetibile.
Aspetto ancora la sera,
è inverno, brumoso e freddo.
Lo sguardo fisso sul desueto nido
desolato e vuoto, col pensiero
torno a quell'unico felice volo,
e nel grato ricordo, mi struggo.