Al borgo c’è una
chiesetta antica
che quasi non la vedi,
tanto si confonde
tra l’altri addossati muri,
ma se ci passi davanti
ed entri,
una melodia t’accoglie e quindi t’assiedi.
Lo sguardo curioso
vaga tutt’attorno:
coglie il piccolo
altare già presto,
e la sovrastante pala
d’una qualche gloria,
nonché i simulacri di
recenti santi
che si stagliano sui mai asciutti affreschi.
Di lato, s’un nero
vassoio,
bruciano i lumini
della devozione.
Tremula la luce
dell’umili fiammelle
speranza di chissà quale
grazia
impetrata da pii sconosciuti.
Fisso distratto quei
lumini fantasticando
una storia dietro
ciascuno di loro,
poi il guardo si posa
su due discosti dagli altri,
perché due? Perché
discosti?
Forse la promessa di due segreti amanti?
Sorrido mentre torno in strada
memore di giovanili giuramenti,
quando il sole splendeva sulla vita
e la luna dettava poesie.
Anonimo, mi perdo nei flutti della brulicante folla.
