A quel cane che abbaia
senza posa,
alla porta che lo esclude
da colui
al quale ha donato
il suo incondizionato affetto,
nulla importa della
già fiorita camelia,
o del verde prato di
tenera erbetta,
né s’avvede della
ciotola d'acqua novella
posata su quello, a suo ristoro.
Al pari suo, io non m’accorgo
dell’incipiente soave primavera,
o dell’affannato merlo
nero
la cui vista tanto, dianzi, m’inteneriva.
Né avverto il tepore
del primo raggio,
che lucente m’accarezza
il viso,
or che m’hai negato il
tuo dolce sorriso,
e il ridente buongiorno dei occhi tuoi.
Orbo di te, ululo al
cielo il dolor mio,
come il disperato cane
del vicino,
che tutto il giorno
abbaia
alla sorda porta del
suo padrone.
