domenica 16 agosto 2020

Un ciclamino




Faticosamente arranco in salita
sullo sconnesso dell’acciottolato
serpeggiante fra il grigio dei muri antichi
che s’aprono a tratti, su orti e giardini,

talvolta in archi arditi,
altre con monolitiche traverse
incise di misteriosi segni
di devozione od oscure malie.

Più in là, dove i muri paiono alzarsi
tutt’uno con una roccia del fondo
e il grigio si fa più cupo per l’umidità
che tutto impregna, a mezza altezza,

qualcosa attira il guardo mio:
è una foglia d’un verde intenso,
troppo grande per lo stelo che la supporta,
quasi fosse cresciuta ad assorbire

il rado raggio che nel vicolo s’insinua,
e di lei presso, in commovente simbiosi
un dischiuso fiorellino e, poco più discosto,
un bocciolo a lui fratello.

Bottoni rosa sulla bigia livrea del borgo,
nati dall’unione di due freddi sassi
svelatisi, sì come segreti amanti,
ai soli occhi di chi sa anch’egli amare.

domenica 10 maggio 2020

Zefiro




 Quel guardo in tralice
  compagno al tuo sorriso,
  tra il malizioso stringer di ciglia,
  che turba e mi trafigge il cuore,

    di te m’accende il desiderio.

Vorrei conoscere il sapore dei baci tuoi,
il dolce sapore della tua saliva,
il tocco lieve delle tue carezze,
il profumo intenso della pelle tua

   il tenero mistero del tuo esser donna.

 E mentre cosi sogno a occhi aperti,
 alto nel cielo fra le inquiete nubi,
 e il librarsi di uccelli contro il sole,
 veggo il tenero volto tuo

    e ogni altra cosa intorno, di te mi dice.

giovedì 6 febbraio 2020

Il cane



       A quel cane che abbaia senza posa,
       alla porta che lo esclude da colui
       al quale ha donato
       il suo incondizionato affetto,

       nulla importa della già fiorita camelia,
       o del verde prato di tenera erbetta,
       né s’avvede della ciotola d'acqua novella
       posata su quello, a suo ristoro.

       Al pari suo, io non m’accorgo
       dell’incipiente soave primavera,
       o dell’affannato merlo nero
       la cui vista tanto, dianzi, m’inteneriva.

       Né avverto il tepore del primo raggio,
       che lucente m’accarezza il viso,
       or che m’hai negato il tuo dolce sorriso,
       e il ridente buongiorno dei occhi tuoi.

       Orbo di te, ululo al cielo il dolor mio,
       come il disperato cane del vicino,
       che tutto il giorno abbaia
       alla sorda porta del suo padrone.