lunedì 11 novembre 2019

Un angelo



  Un angelo a sera s’è posato a me vicino,
  d’avorio la sua pelle, tenero il sorriso,
  gli occhi suoi di cielo,
  suadente la voce dolce come il miele.

  Venne e posò la guancia sul mio petto,
  quindi, spiegate l’ali,
  il nostro amore al mondo ascose.

giovedì 31 ottobre 2019

Vorrei




            Vorrei tenerti stretta a me,
             e respirare il profumo inebriante
             dei capelli tuoi, della tua pelle.

             Vorrei stringerti, fino a percepire
              il battito del tuo cuore,
              accordare al suo il mio,
          
               e farne di due uno solo:
               il nostro.

giovedì 10 ottobre 2019

San Lorenzo 2019


    … poi cala il buio
    e tra i fumi d’una nuvola,
    che peregrina attraversa il cielo,
    nell’algido chiarore della luna piena,
    come ogni sera, cerco il dolce volto tuo.

    E so che tu, in questa stessa ora,
    spersi gli occhi nella profondità
    dell’immenso blu,
    ansiosa scruti tra le stelle
    il guardo mio che lontano sono.

    Poi, sospirando ci ritiriamo
    e nel chiudere le imposte,
    repentina una stella attraversa il cielo,
    pietosa promessa d’un desiderio
    mai apertamente espresso.

lunedì 3 giugno 2019

Lumini




Al borgo c’è una chiesetta antica
che quasi non la vedi, tanto si confonde
tra l’altri addossati muri,
ma se ci passi davanti ed entri,
una melodia t’accoglie e quindi t’assiedi.

Lo sguardo curioso vaga tutt’attorno:
coglie il piccolo altare già presto,
e la sovrastante pala d’una qualche gloria,
nonché i simulacri di recenti santi
che si stagliano sui mai asciutti affreschi.

Di lato, s’un nero vassoio,
bruciano i lumini della devozione.
Tremula la luce dell’umili fiammelle
speranza di chissà quale grazia
impetrata da pii sconosciuti.

Fisso distratto quei lumini fantasticando
una storia dietro ciascuno di loro,
poi il guardo si posa su due discosti dagli altri,
perché due? Perché discosti?
Forse la promessa di due segreti amanti?

Sorrido mentre torno in strada
memore di giovanili giuramenti,
quando il sole splendeva sulla vita
e la luna dettava poesie.
Anonimo, mi perdo nei flutti della brulicante folla.

venerdì 8 marzo 2019

Vigilia di primavera




Timidi schiudono ai balconcini i primi fiori,
al calore dell'incerto pallido sole,
che rompe il grigio degli acciottolati calli
risonanti delle avanguardie forestiere.

Nel fresco profumo che tutto avvolge
Come d'uso mi spingo all’umide sponde
a rimirar i germani nuotare senza meta,
incuranti degli avannotti di persici e scardole.

Mi siedo sul solito muretto dal quale, precoce,
un giallo bocciolo da una fessura fa ora capolino,
Mentre nell'accosta brulla aiuola un passero si rotola,
e sorrido all'idea che si stia lavando a secco.

Sento la primavera salirmi su per le vene,
e tutto attorno mi dice di nuova vita.
Perfino il deserto nido sul frontone antico
sembra in attesa di colei che ancor tarda a venire.

martedì 5 marzo 2019

Carl Heinz Schroth


Col bel tempo, la gente arriva a frotte.
Scende per i selciati vicoli,
ed ogni dove invade, beata e sorridente,
alla scoperta dei segreti che Orta cela.

Tu, sorpresa tra il limitar dei fiori
e l’azzurro dell’acqua che rispecchia il cielo,
resti indifferente ai tanti d’ogni età
che, rumorosi, ti s’accalcano, ti toccano,

e stoico sopporti ogni genere d’approccio:
da l’irriverente che sul ginocchio ti si siede,
allo sciocco che spiritoso ti gratta il naso
e del suo porro, sguaiatamente, ride.

Petulanti, infine, posano per una foto,    
onde far vanto di te al consueto ostello,
ciarlando d’un paradiso in fretta veduto 
già col distratto pensier rivolto altrove.

Tu, Carl, dietro al tuo cavalletto,
il pennello dritto su un’increspata onda,
immoto nel gesto e nel tempo,
resti a godere dell’eden che ti sei scelto.

E lì ti trovo, silente amico!
E lì ti cerco nella stagione avara che tutto
porta via, men che d’Orta il fascino immortale
e te, il più innamorato del suo creato.

Vengo, e pare che ormai m’aspetti.
M’assiedo accosto a te, al tuo cavalletto,
ti saluto e come te prendo a rimirar l‘azzurro,
respiro la pungente brezza

e, nel complice silenzio che tutto copre,
tu ascolti il mio cuore ed i segreti arditi
a nessuno mai svelati e dei quali ti fai
ora muto custode.

Quindi con gli occhi miei, guardi
il mutar dei tempi e del costumar d’oggi
mi chiedi e ti rassicuro: Orta nostra
è ancor quella che a te tanto piacque.

domenica 20 gennaio 2019

Il crepuscolo





Perché quando ancora non è sera
e neppure più giorno,
nella luce fattasi incerta del crepuscolo
la natura di colpo pare risvegliarsi?

Nel vasto cielo tutti gli uccelli volteggiano,
in un tripudio di garruli stridii,
intrecciando spericolate acrobatiche scie
che  mai si scontreranno.

Né da meno al vico, dove improvvisa euforia
contagia animali e bimbi;
gli uni gareggiano in sonori richiami,
gli altri si rincorrono fra gioiose, liberatorie urla.
    
È questa l’ora che ogni creatura attende,
per scaricarsi dalla fatica di vivere.
Poi il buio soverchia e, nel ritrovato silenzio,
la lontana squilla chiama all’ultima preghiera.

Or che non più giovane, ma neanche vecchio,
scemata vigoria, avvenenza e l’armonioso passo,
giunta è alfine l’ora che tutto scolora,
volano più alti i miei onirici, inutili rimpianti.


             
     
         


mercoledì 2 gennaio 2019

I pescatori




Escono in mare al calar del sole i pescatori,
quando il cielo si tinge di rosso porpora
e le barche, prendendo lentamente il largo,
si stagliano nell’infuocato disco, macchie scure
che l’astro inghiotte nel suo tuffo serale.

Persi nell’oscurità, stanno fuori tutta la notte
su le lampare a trafficare di reti, palamiti e
finché, stanchi ma paghi, al rischiarar dell’acque
muovono, spalle al rinascente sole che smaglia l’orizzonte,
e sani e salvi li restituisce alla terra madre.