giovedì 16 agosto 2018

Vento del nord



   Soffia il vento dall’erte cime
    e rapide s’addensano le nuvole
    gonfie d’incombente tempesta.

   Solerte il barcaiolo rafforza gli ormeggi
   sull’increspato specchio,
   fattosi d’improvviso piombo.

   Le madri, guardo al corrusco cielo,
   premurose s’affrettano agli usci,
   stringendo i piccoli al petto.

   Serrano le imposte alle finestre,
   scattano i solidi paletti
   dietro porte e portoni sulla via.

   E nel borgo antico, fattosi deserto,
   il fischio gelido che tutto spazza,
   imbocca i vicoli,

   straccia i vessilli sui pennoni,
   strapazza le verdi chiome
   vanto di rigogliosi parchi e di viali.  

   Oh vento che alfine t’appaghi,
   deluso osservo scemare il tuo vigore,
   che cede al crepitar della grandine:

   nel tuo tutto travolgere,
   non hai saputo disperdere
   il tormento che dentro mi strugge. 

Una fotografia




     Pallido sorriso,
     che arriva dritto al cuore
     messaggero di colei
     che più non è mia.


Risveglio





   Mi sveglio inebriato
    dal profumo della tua pelle.
    Guardo il tuo collo morbido
     e, piano per non svegliarti,
     lieve poso un bacio dietro un tuo lobo.

    Nel dormiveglia rabbrividisci e sorridi,
     le tue dita scorrono lente
     sul mio petto,
     e risalgono in una tenera carezza
     fino all’ispida mia guancia.

   Poi, finalmente, le tue labbra dischiuse,
   mugolando qualcosa, sfiorano le mie.
   Quindi, come una gatta languida, ti stiri,
    ti volti di schiena e riprendi il sogno
    del quale spero far parte anch'io.

Polena




        Io che dal sommo d’una prora ardita
        fendevo l’onda del periglioso andare,
        la bocca piena di vento
        ed arsi gli occhi alle ignote, insonni mete,

    or invano cerco le solerti stelle,
    silenti guide a tanto mio vagare,
    dall’angolo angusto di un antiquario,
    dove il tempo alfin mi ridusse.

        Guardi distratti, indifferenti
        ed ignari di quali vite fui testimone, 
        sfiorano il mio bel seno che sapea di sale,
        incapaci perfino di rimuoverne la polvere

    che l’offende e, nella fretta che li urge,
    passano oltre alla ricerca del nulla,
    preferito a me che, dal sommo di un’ardita prora,
    guidavo i sogni d’eroi immortali.

Piccolo notturno



   Sognando vaga nel dischiuso limbo,
    or che la luna sale sul silente
    campo di grano, l’anima di un bimbo.
    Brulica di elfi, bucanieri e fate
    la notte e tace, misteriosa e olente.

   Un Angelo 
    si ferma alle stellate soglie 
    e, piano, sopra il cuore, 
    ripiega l’ali...,
    per non far rumore...

Perduta




     Amavo lo scarmigliato viso
      e le ridenti luci che n’allegravano
      l’incarnato.

      Amavo il bocciolo rosa
       che protendeva gioioso alla fossetta
       vezzosa.

       Amavo quella tua novella ruga,
       unica traccia d’un passato vissuto
        e travagliato.

        Odio l’averti perduta,
         fato infelice di matrigna sorte!
          Mi struggo e mi distruggo.

Patria




 Nel chiaro mattino d‘un cielo sgombro di nubi
  solenne sale il Tricolore sullo snello pennone.
  L’orgoglio monta dal vigore dei giovani cuori
  che Lui mirando, irrigiditi sul saluto,
  offrono il quotidiano dovere
 nell’inconscia promessa di ben altro sacrificio,
 se pur necessario.

 Lo squillo della tromba e l’ordine secco
  strappa il cavalleggero dal suo raccoglimento,
  e subitanei tornano a lui
 l’immagine amata della desiderata fanciulla,
la mai sopita voce che consolava antichi vagiti,
il tocco fermo della paterna mano.
Rivede insieme banchi di scuola e gioiose risate,
bricconate ardite e sfide mai portate…
ed un attimo prima che si ricominci,
finalmente scopre che tutto questo è Patria!