Soffia il vento
dall’erte cime
e rapide
s’addensano le nuvole
gonfie d’incombente tempesta.
Solerte il
barcaiolo rafforza gli ormeggi
sull’increspato
specchio,
fattosi d’improvviso piombo.
Le madri, guardo
al corrusco cielo,
premurose s’affrettano
agli usci,
stringendo i piccoli al petto.
Serrano le
imposte alle finestre,
scattano i
solidi paletti
dietro porte e portoni sulla via.
E nel borgo antico,
fattosi deserto,
il fischio
gelido che tutto spazza,
imbocca i vicoli,
straccia i
vessilli sui pennoni,
strapazza le
verdi chiome
vanto di rigogliosi parchi e di viali.
Oh vento che alfine
t’appaghi,
deluso osservo scemare
il tuo vigore,
che cede al crepitar della grandine:
nel tuo tutto
travolgere,
non hai saputo
disperdere
il tormento che dentro mi strugge.
Il tormento dell'anima non si placa mai!
RispondiEliminaParole le tue che mi emozionano nel profondo, che fanno vivere i miei pensieri.....buona domenica mio poeta!
Il tuo tormento è il mio.
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