Soffia il vento
dall’erte cime
e rapide
s’addensano le nuvole
gonfie d’incombente tempesta.
Solerte il
barcaiolo rafforza gli ormeggi
sull’increspato
specchio,
fattosi d’improvviso piombo.
Le madri, guardo
al corrusco cielo,
premurose s’affrettano
agli usci,
stringendo i piccoli al petto.
Serrano le
imposte alle finestre,
scattano i
solidi paletti
dietro porte e portoni sulla via.
E nel borgo antico,
fattosi deserto,
il fischio
gelido che tutto spazza,
imbocca i vicoli,
straccia i
vessilli sui pennoni,
strapazza le
verdi chiome
vanto di rigogliosi parchi e di viali.
Oh vento che alfine
t’appaghi,
deluso osservo scemare
il tuo vigore,
che cede al crepitar della grandine:
nel tuo tutto
travolgere,
non hai saputo
disperdere
il tormento che dentro mi strugge.







