Seduta su quella sedia sospiri, o
Maddalena,
mentre, ligia come sempre, appresti il
devoto pasto
per il
tuo uomo che non tarderà ad arrivare.
Darei un soldo per i tuoi pensieri
quando lo sguardo tuo volge alla
finestra
perdendosi nel nero vorticar dei
rondoni,
che, liberi e minuti, sfidano l’azzurro
senza fine.
Un soldo per ogni piccolo battito di ciglio
che scaccia l’ombra traditora d’un ricordo,
d’un sogno
adolescente mai svanito,
nato sui banchi di scuola, bimba cresciuta
tra l’altre cresciute bimbe, a rimestare insieme,
con disinvolta incoscienza, latino, matematica
e Leopardi, che d’amore per Silvia si struggea.
E sulle sue angosciate rime tu, o Maddalena,
gli occhi ancor casti e pudibondi, vagheggiavi
l’ardente bacio
d’un principe dal bianco destriero.
Un soldo per ogni lacrima versata
nel buio della tua nunziale stanza,
che lui lascia appagato del suo marital diritto,
e neppur s’avvede
dell’infinita solitudine,
che t’opprime, oh Maddalena, docile soggetta
ad un dovere, unico ripugnante retaggio d’un sogno
svanito insieme
con il migrante turbinar
delle rondini al primo autunnal rigore.
Di quel principe, oh Maddalena, t’è rimasto solo
l’inganno. Eppure, nei sogni tuoi, ancor lo cerchi,
senza posa, con affanno, per vicoli e per piazze,
ed il tuo cuore sussulta ad ogni ferrato scalpiccio,
che si rivela poi un ronzino, triste e plebeo,
aggiogato ad una
sciatta carrozzella.
Un soldo per ogni notte che, al chiaror della luna
piena,
stretto il cuscino come abbracciassi lui, oh Maddalena,
hai posato la guancia sul suo petto e, col pensiero
languida ti sei
abbandonata fra le sue braccia,
dissetandolo alle tue labbra nel bacio desiato,
quindi, senza più difese, percorsa da brividi d’amore,
ti sei aperta a quel sogno che mai s’avvererà.
Talvolta i sogni son quelli che infelicitano un’intera vita
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