Vedo la luna in cielo
ammantarsi di opalescenti brume,
a ricoprir di pudico velo,
l’aride e tormentate sue dune,
e vagheggio te, pallido angelo,
che come lei celi, d’algido candore,
angustie antiche e novelle pene
in un cuore che non vuole
avvizzire.
E nel silenzio di un’alba che tarda a salire,
mi figuro il dolce tuo viso, mentre
sperduta e sola, resti lontana,
vacuo miraggio del mio senil tormento,
finché ti dissolvi al primo
sole che,
con la luna, pietoso, scaccia ogni illusione.
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